06/mar/2008

E' tempo di esami, Doraemon!



E' tempo di esame per l'accesso alla specializzazione.
Iniziamo dalla prima prova, la più alienante: i quiz.
Il vostro dottore preferito, il Dottor Beniamino, si presenta con abbigliamento adolescenziale: reperisce dall'armadio di cose smesse un pantalone blu di tela pieno di tasche laterali, residuato bellico della sua adolescenza. L'unico capo d'abbigliamento in suo possesso utile per nascondere fogli e foglietti di emergenza.
Ma passiamo alla parte di sopra: una bella felpa rossa di cotone con il cappuccio, l'unica in suo possesso munita di tasche comunicanti sulla pancia.
L'aspetto globale è decisamente sullo stile del simpatico gatto spaziale Doraemon... Manca soltanto l'elica sulla testa.
Con questo abbigliamento, il dottore non passa di certo inosservato... Tra i candidati grigi e anonimi, spicca come un puntino rosso.
Prima della prova, il Vostro si apposta - come soli i grandi strateghi sanno fare - davanti all'entrata dell'aula, la presidia in attesa dell'arrivo della commissione, per accaparrarsi il posto migliore. All'apertura della porta, si proietta con uno scatto felino verso le file dei banchi, senza tuttavia dare alla segretaria il tempo materiale di accendere le luci. Nel buio più pesto tasta le sedie rotanti, urlando ai suoi compari (colleghi con cui comunicare): "Sei tu? Sei tu? Sono qui!" e sentendo in risposta: "Sei proprio tu? Sedetevi tutti!"
Come avrete immaginato, all'accensione della luce si ritrova alla sua destra il collega sbagliato.
Sulla cooperazione però il Dottor Beniamino è un maestro: messo in difficoltà dalla pronuncia leporina di una collega che rende indistinguibili la b e la d, introduce seduta stante un piccolo accorgimento... La risposta equivarrà ad una città.
E dunque, in un batter di ciglio, nell'aula è tutto un bisbiglio di: "Ancona!" "Domodossola!" "Bari!" "Bologna!" (quest'ultima pronunciata con atteggiamento ventriloquace della bocca e quindi "OLOGNA!").
Ce ne sarebbero molte di cose da raccontare... Ad esempio dovrei accennarvi della presenza nella fila retrostante di una collega rumena che lo tormenta con frasi reiterate e lamentose, stile zingara in metropolitana: "Alora! Sono giuste quele? Dimi! Dimi a me pure!".
Ma preferisco dirvi due cose della seconda prova a domande aperte... Il vostro ha risposto a tutte e tre i quesiti ed ha utilizzato scaramanticamente la tecnica del tatuaggio: come da foto, si è scritto sul braccio tutte le cose che non voleva gli fossero chieste, ed è stato esaudito.
Magiaaaaaaa!
Stay tuned!

13/feb/2008

Au revoir Henri



E' che sono qui a studiare e ho caricate sul monitor immagini di malattie incurabili. Le guardo con distacco e mi dico: ti stai facendo una corazza, bravo! Sai essere freddo.
Poi scopro che è giunto il momento per te, Henri. Un momento che mi ero convinto non sarebbe più arrivato, al quale non mi ero preparato.
Qualche anno fa mi hai folgorato - l'album era "Chambre avec vue". La tua voce mi ha scaldato il cuore, mi hai insegnato la leggerezza dei sentimenti e soprattutto mi hai descritto l'odore del mondo. Adesso ascolto il tuo duetto con Gilberto Gil e piango per te. Mi mancherai.

"J'ai lu
Tant de mers tant de rivages
Tant de ciel de paysages
J'ai vu
Tant d'escales et tant de ports

J'ai pu
Me chauffer au creux des îles
Me cacher au fond des villes
J'ai pu marcher sur des sables d'or

J'ai vu des matins
De joies de chagrins
De rires et d'envies
De peines et de bonheur dans ma vie

J'ai cru
Etre au bout de l'aventure
Mais mon cœur lui me murmure
Qu'il y a tant de rêves à vivre encore

J'ai cru
Etre au bout de l'aventure
Mais mon cœur lui me murmure
Qu'il y a tant de rêves à vivre encore."

Ma il mio cuore mi mormora che ci sono tanti sogni ancora da vivere...

31/gen/2008

Sono cose che succedono




Ok. Ritorniamo attivi. Quali nuove? Il vostro dottore preferito sta lavorando come una mula e aggratisse in attesa del concorso per entrare in specializzazione (concorso che si terrà a breve, il 28 di febbraio).
Questo breve post che vuole ridestarvi, miei amici lettori, si esaurirà con un piccolo riassunto di alcuni piccoli inconvenienti avvenuti negli ultimi tempi.
Inizierei con il bizzarro inconveniente avvenuto in risonanza magnetica: un povero studente del 4° anno è stato barbaramente obbligato a prestare il suo corpo per testare alcuni parametri tecnici del macchinario (non entro nei dettagli noiosissimi, persino per me che dovrei farne il mio lavoro). Il ragazzo verrà chiamato in codice "Nerd" per il suo aspetto non propriamente genuino e comunicativo.
Il nerd è stato messo sul lettino e vincolato con una "bobina" che è nient'altro che una gabbia per il collo plastificata. Immaginatevi "hannibal lecter" ecco, l'aspetto è più o meno quello lì.
Allora io, il medico simpaticone, ho fatto una battuta: "Ehi, mi raccomando noi ti sentiamo con il citofono, per qualsiasi problema...", che poi è la frase che si dice ai pazienti per tranquillizzarli.
Chiudo la porta, vado dietro la console: un collega specializzando del primo anno, sadico, ha iniziato a provare tutte le sequenze più assurde: encefalo, colonna, midollo... Un gran baccano, perché la risonanza è rumorosa ed io non avevo nemmeno messo le cuffie di protezione al nerd, perché non potevo sospettare una tale crudeltà dello specializzando. Dopo 20 minuti il nerd ha iniziato a dire qualcosa. Lo sentivamo blaterare dal citofono: lo specializzando mi ha guardato spiritato ed ha urlato nel cicalino: "ZITTO!", perché tanto la risonanza andava e faceva un gran rumore. Io: "Che dice? Che sta dicendo?"
Lo specializzando allora mi ha detto: "Va a vedere!", allora io ho spalancato il portone, mi sono immerso nel campo magnetico (che tanto il pacemaker ancora non ce l'ho) e ho iniziato a urlare: "Che c'è? Che urli?".
E lui: "Il cuore! Il cuore! Liberami!" ed allora mi sono avvicinato ed il suo collo si contorceva dietro la maschera da hannibal, ed io mi sono dimenticato di avere la cinta di metallo che veniva risucchiata dal magnete e quindi cercavo di liberarlo mentre il bacino mi andava spontaneamente verso l'alto ed io lo rispingevo in basso. E sì, insomma avrete capito, che dal monitor sembrava proprio quella cosa lì: io che agitavo il mio pacco sul volto appanicato del nerd urlante.
E questo è tutto. E' tanto bello essere il dottor Beniamino, ve'?

12/ott/2007

Con la morte nel cuore



In questi giorni sto studiando i medici più vecchi di me (non parlo di specializzandi, ma di medici strutturati). Osservandoli con un occhio più attento, mi sono accorto che la gran parte di loro ha qualcosa di morto dentro. Un cadaverino di felicità che nutrono di soddisfazioni piccole e meschine. Io sono "fuori". Lo sono sempre stato nella mia vita, per essere stato troppo e per essere stato poco. Ora sono fuori da un sistema che vuole annegare ogni residuo di passione e di fantasia. Galleggio in un limbo pericoloso, disprezzo la monodimensionalità di chi ha costruito i suoi piccoli traguardi per suicidarsi dentro. Non voglio essere così. Mi chiedo se i pazienti riescano a distinguere un medico ancora con l'anima da un burattino con le tasche piene. Credo di no. Forse il dolore si insinua proprio tra le grinze fiacche di questo pallido incontro tra medico e paziente.
Tanto per tornare sul tono che mi si addice: ho fatto una figura meschina. Tornavo a casa dal policlinico e parlavo al cellulare lamentandomi per il turno che il mio "tutor" ha messo di Sabato (!!!). Dietro di me c'era lui (il sosia del più bello dei fichi d'India... Non quello che sembra una lucertola, l'altro con la vocetta irritante di cappuccetto rosso) che ha rigato dritto. Non ho ben capito se ha sentito la mia telefonata, anche se in genere tendo ad urlare. Da quel giorno ho la sensazione, certamente paranoica, che lui si voglia vendicare. E' un uomo di poche parole, ma ora le parole sono diventate "rare" e poco rassicuranti. Speriam bene!

03/ott/2007

Dove ho messo il mio trifoglio?



La vita scorre in fretta. Ho fatto il medico di base per tutto il mese di Agosto e tutto è andato bene. I pazienti mi hanno coccolato: mi hanno regalato pomodori, alcuni mi hanno voluto baciare, alcuni hanno indagato se fossi sentimentalmente disponibile (c'è questo luogo comune, che un medico è un buon partito per la propria figlia), mi hanno portato il caffè freddo fatto in casa. Alcuni mi hanno raccontato la loro vita, alcuni hanno pianto, altri hanno avuto bisogno della mia scossa per ricordarsi che bisogna lottare contro le malattie (curabili, non-curabili, non importa... Si conserva la dignità se si muore lottando. Meglio un moribondo con dignità che un vivo arreso). Poi mi sono concesso una vacanza. 8 giorni in Irlanda. Un viaggio "on the road" (direi il primo vero viaggio di questo tipo della mia vita), in macchina attraverso il verde in compagnia di un tempo variabile e di simpatici animali da fattoria. Poi l'oceano e soprattutto l'ultima terra, l'ultimo baluardo prima di un mare infinito, una terra incontaminata e silenziosa.
La vita di Roma è invece ricominciata a mille. La palestra, la pallavolo, le trasferte a Latina e una serie di trafile burocratiche da sbrogliare.
Ma non vi voglio angosciare. Però vi devo consigliare Paddy Casey, un cantautore irlandese che è molto amato in patria. Voi potete ascoltarlo prima che diventi famoso anche qui (sento che accadrà).

Tonight

Tonight, this loneliness has found you

Tonight, there's a darkness that surrounds you

Adjusts your state of mind

It's got you in this blind


You can't move, so you lay upon your bed

You run through, all the darkness in your head

And hope that sleep will bring

An end to everything


And this shadow, that's hanging over you

Makes it feel just like, well you won't make it through

So please just stay around

Cos where there's life there's hope

And a heart gets found


Well you feel like your lost and left for dead

You've made real, all these ghosts inside your head

And these ghosts are so unkind

They adjust your state of mind


And this shadow, that's hanging over you

Makes it feel just like, well you won't make it through

So please just stay around

Cos where there's life there's hope

And a heart gets found


And this shadow that is hanging over you

Makes it feel just like, well you won't make it through

Please just stay around

Cos where there's life there's hope

And a heart gets found


Hey! what's hanging over you

How d'ya get so down

How d'ya get so blue

So please just stay around

Cos it's much better when

You can be found

PADDY CASEY



20/lug/2007

I can change!


















Ok. Riemergiamo.
Il dottor Beniamino fa passi da gigante. Ha completato la trafila per l'esame di Stato.
Motivi di felicità:
- ad Endocrinologia gli è stato assegnato un armadietto metallico identico a quello di Brandon Walsh di Beverly Hills... Purtroppo nessuno lo ha molestato con scritte spray o con bigliettini anonimi, come da tradizione americana...
- il suo personal trainer (provato in offerta... un personal trainer in saldo) sopprannominato Ercolino perché nano ma forzuto lo ha squadrato e gli ha detto: "Tu ora sei un ectomorfo... Il NOSTRO obiettivo è trasformarti in mesomorfo!"
- Ha sostenuto lo scritto dell'esame di Stato... E' riuscito a sbagliare per la centesima volta una domanda sull'allattamento materno... Non avrà forse poppato abbastanza da piccolo?
- Dopo aver visto il concerto di John Legend sta seriamente pensando di farsi crescere un cespuglione di capelli afro cotonati e diventare una corista...
- L'ultimo libro di Paolo Nori è di una tale bellezza che ti viene da urlare di rabbia!

Riprende l'aggiornamento costante, quindi Stay tuned!

29/mag/2007

Il sommelier

















Il Dottor Beniamino ha quasi completato il mese "chirurgico" a Ginecologia.
Ma soffermiamoci un attimo su una nuova abilità acquisita: valutare la validità del liquido seminale.
Tutte le mattine - in un laboratorio fatiscente - le ho passate ad odorare, osservare, spipettare, strisciare lo sperma ed infine ad attivarlo per le inseminazioni artificiali.
Non vi lasciate impressionare. Alla fine anche voi vi affezionereste a quegli esserini impazziti. Dovreste vedere come scodinzolano al microscopio. Non gli si può proprio portare il broncio.
Questa piccola premessa mi serve per raccontarvi il dramma avvenuto quest'oggi.
Stavo come di consueto centellinando goccia a goccia il concentrato di liquido, quando il mio sguardo navigato da sommelier si sofferma sul nome del "donatore".
- Sarà un caso di omonimia - balbetto.
Una simpatica dottoressa dalla scucchia pronunciata - che per comodità chiameremo MUSSO - mi chiede cosa mi prende.
- Niente - dico. - E' solo che conosco una persona che ha lo stesso nome e cognome.
- Buffo - dice Musso.
Qualche minuto dopo passo davanti alla sala d'attesa, occupata da coppie che si sono messe di impegno per avere un marmocchio, e mi sento chiamare: - Beniamino!
Mi volto di scatto e l'incubo si materializza. L'omonimo non è un omonimo. L'omonimo è LUI. Primo problema: questo LUI si è appena rifatto i denti. Li avevi tutti storti e gialli ed ora improvvisamente sembrano quelli di Julia Roberts. Impossibile non essere abbagliati da questo nuovo particolare. Tra le altre cose il nuovo sorriso è decisamente luciferino.
Secondo problema: LUI non ci sente bene, ha un apparecchio acustico e legge il labiale, ma soprattutto urla. In quella sala d'attesa piena di speranza e paura, il suo vocione rimbomba contro di me.
- Sto qui con Sumatra - mi dice, indicando la sua donna rumena. - Volemo avecce 'n fijo -
Le mie labbra tremanti vorrebbero dirgli la verità. E cioè che so già che si è masturbato ferocemente alle 7 del mattino per darmi il suo sperma da sniffare, poco dopo colazione. Avrei voluto dirgli che il super Professore (sì, il sosia del Presidente dell'Atalanta con la voce di Franco Califano) ha bollato il suo caso, studiandolo al microscopio, dicendo: - Ragà, qui c'è ben poco da fà. Qui parliamo di un caso emblematico di PALLE SECCHE.
Mi faccio forza, lo saluto senza stringergli la mano.
Poco dopo, Sumatra sta a gambe aperte, in posizione ginecologica sul lettino. MUSSO le riempie l'utero di quei pochi spermatozoi predisposti al viaggio e mi chiede: - Mi guardi sulla cartella perché fanno l'inseminazione?
Sfogliando la cartella, scorro l'anamnesi di coppia e leggo un'unica parola, che mi fa augurare di non avere più la fortuna di incontrarlo. Quella parola è: IMPOTENZA.
Stay tuned!