
E' tempo di esame per l'accesso alla specializzazione.
Iniziamo dalla prima prova, la più alienante: i quiz.
Il vostro dottore preferito, il Dottor Beniamino, si presenta con abbigliamento adolescenziale: reperisce dall'armadio di cose smesse un pantalone blu di tela pieno di tasche laterali, residuato bellico della sua adolescenza. L'unico capo d'abbigliamento in suo possesso utile per nascondere fogli e foglietti di emergenza.
Ma passiamo alla parte di sopra: una bella felpa rossa di cotone con il cappuccio, l'unica in suo possesso munita di tasche comunicanti sulla pancia.
L'aspetto globale è decisamente sullo stile del simpatico gatto spaziale Doraemon... Manca soltanto l'elica sulla testa.
Con questo abbigliamento, il dottore non passa di certo inosservato... Tra i candidati grigi e anonimi, spicca come un puntino rosso.
Prima della prova, il Vostro si apposta - come soli i grandi strateghi sanno fare - davanti all'entrata dell'aula, la presidia in attesa dell'arrivo della commissione, per accaparrarsi il posto migliore. All'apertura della porta, si proietta con uno scatto felino verso le file dei banchi, senza tuttavia dare alla segretaria il tempo materiale di accendere le luci. Nel buio più pesto tasta le sedie rotanti, urlando ai suoi compari (colleghi con cui comunicare): "Sei tu? Sei tu? Sono qui!" e sentendo in risposta: "Sei proprio tu? Sedetevi tutti!"
Come avrete immaginato, all'accensione della luce si ritrova alla sua destra il collega sbagliato.
Sulla cooperazione però il Dottor Beniamino è un maestro: messo in difficoltà dalla pronuncia leporina di una collega che rende indistinguibili la b e la d, introduce seduta stante un piccolo accorgimento... La risposta equivarrà ad una città.
E dunque, in un batter di ciglio, nell'aula è tutto un bisbiglio di: "Ancona!" "Domodossola!" "Bari!" "Bologna!" (quest'ultima pronunciata con atteggiamento ventriloquace della bocca e quindi "OLOGNA!").
Ce ne sarebbero molte di cose da raccontare... Ad esempio dovrei accennarvi della presenza nella fila retrostante di una collega rumena che lo tormenta con frasi reiterate e lamentose, stile zingara in metropolitana: "Alora! Sono giuste quele? Dimi! Dimi a me pure!".
Ma preferisco dirvi due cose della seconda prova a domande aperte... Il vostro ha risposto a tutte e tre i quesiti ed ha utilizzato scaramanticamente la tecnica del tatuaggio: come da foto, si è scritto sul braccio tutte le cose che non voleva gli fossero chieste, ed è stato esaudito.
Magiaaaaaaa!
Stay tuned!